Lettera di Presentazione

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Lettera di Presentazione


 

Il Palacio de San Benito nasce originariamente come casa privata in uno dei luoghi più belli e ricchi di storia che la geografia spagnola può offrire. Esso è la restaurazione di un passato ritrovato e l’omaggio all’amore di una madre e della sua famiglia.

 

Le risorse minerarie presenti nel territorio di Cazalla de la Sierra e dei comuni adiacenti (Constantina, Guadalcanal, San Nicolas e Almaden) sono state sfruttate sin dall’inizio della nostra civiltà. L’estrazione di metalli dalla vetta di Cerro del Hierro risale addirittura all’epoca degli antichi Turdetani, eredi della civiltà di Tartesso, e passando per le dominazioni romana, visigota e araba, è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Oggi questo territorio è entrato a far parte del Parco Nazionale della Sierra Norte de Sevilla.

 

Da queste terre, area di passaggio per i pascoli diretti verso le città di Zafra e Mairena, partiva il commercio di metalli, animali, vini e distillati. I vini di Cazalla e Guadalcanal furono una risorsa molto importante nel finanziamento della guerra di Granada e delle rotte verso le Indie. Da Cazalla proviene anche il primo ceppo di colonizzatori stanziatosi in America.

Verso la fine del XIX secolo il mio bisnonno sindaco di Cazalla Don Francisco de Bonilla y Blanco fondò l’Anis Manuel Corona, così che lui e suo fratello furono i primi ad esportare i prodotti Anis in tutta la Spagna e l’America Latina. In seguito, molte altre fabbriche si sarebbero stabilite a Cazalla, che con il tempo ottenne il titolo di Città. Fu questo il momento di maggiore sviluppo economico della zona.

 

Cazalla de la Sierra era considerata la Puerta de Andalucía e tappa lungo la Via dell’Argento, percorso di 800 km che collegava Siviglia a Gijòn e che si connetteva al Cammino di Santiago (il Palacio de San Benito fu in origine una chiesa, eretta ad opera dell’ordine monastico-militare di Calatrava, per offrire ristoro ai pellegrini diretti a Santiago di Compostela).

 

Quest’area offrì uno scenario importantissimo nelle lotte fratricide tra i sovrani Pietro I ed Enrico II. Qui si consumò la storia d’amore tra il Maestro dell’Ordine di Santiago Don Fadrique Enriquez con Paloma, la figlia ebrea del suo magiordomo, dalla cui unione nacque nel 1354 a Guadalcanal Don Alonso Enriquez. Questi fu progenitore del Re Cattolico, dei Duchi di Alcalá, di Medina del Rioseco e delle più alte casate nobiliari di Spagna, tra cui i Pilatos di Siviglia. In queste terre i Re Pietro ed Edoardo, popolarmente chiamato il Principe Nero, erano soliti cacciare gli orsi. Da qui proviene il Rubino con cui Re Pietro e Re Edoardo suggellarrono la loro amicizia e che ancora oggi risplende nella Corona Britannica. Qui, infine, risiedettero molti dei discendenti di Re Pietro, i cui corpi ora riposano nella chiesa di Sant’Anna a Guadalcanal.

 

Da questa casata reale discendono anche i membri della nostra famiglia, che da allora sino ai giorni nostri si sono uniti in matrimonio con personalità di rilievo dell’Ordine di Santiago, nobili, soldati e amministratori del regno.

Qui si stabilirono le grandi casate nobiliari dei Guzmán, Santiago Calvo de la Banda, Ponce de León, Alvarez de Toledo e altri ancora.

 

I Re cattolici passarono tutti attraverso queste terre, così come coloro che erano diretti nelle regioni di Estremadura e Castiglia. La Regina Isabella di Portogallo, nel suo viaggio per sposare l’imperatore Carlo I di Spagna, passò attraverso queste terre, e si abbeverò alle fonti di proprietà di un nostro antenato, che ancora oggi prendono il nome di Fuente Reina, in uno vigneti migliori di questa zona. Anche Re Filippo V, dopo il matrimonio del Principe delle Asturie, si fermò in queste terre, scegliendo di trascorrere un’estate al fresco di Cazalla. Non volendo tornare alle proprie ordinarie occupazioni, tutta la corte ebbe l’opportunità di godere delle ricchezze che questa terra può offrire. E furono proprio i nostri avi (i Forero de Guzmán, i Guzmán e i González de Andia y Valero) che aprirono le porte delle loro case alla corte in segno di ospitalità, così come sono soliti fare ancora oggi.

 

La tradizione di ospitare la famiglia reale e la corte venne perpetrata dai Jodar e dai loro avi. Nei folli anni venti, fu organizzata una battuta di caccia in onore di Sua Maestà Don Alfonso XIII, e furono proprie le aziende di famiglia a presiedere all’organizzazione dell’evento, ospitando la famiglia reale e la sua corte nelle proprie case.

Ancora oggi Don Juan Carlos I segue l’antica tradizione della caccia, onorandoci con la sua presenza in queste terre.

 

Il Palacio de San Benito nasce come omaggio a mia madre e a questo patrimonio immateriale. Grazie alla nostra professione di decoratore e di antiquario, io e Carlos siamo riusciti a portare a termine in pochi anni il restauro dell’edificio.

La nostra intenzione originaria consisteva nell’avvicinare le persone interessate a conoscere il nostro mondo fatto di fantasia e creatività, spingendoci ad aprire le porte delle nostre sale e delle nostre camere al pubblico, e ponendo in mostra gli oggetti e i mobili che la nostra famiglia ha acquisito nel corso degli anni. A nostro avviso si tratta del modo migliore di condividere e mostrare uno stile di vita ormai caduto in disuso, e di un patrimonio che in questo senso non appartiene solo a noi.

In questa prospettiva, ci teniamo a precisare che la nostra casa non è nata come un albergo, nonostante la burocrazia l’abbia catalogata come tale. Aldilà delle norme e delle diciture di uso comune, il trattamento e la dedizione che riserviamo alla gente che visita il Palacio non può essere riscontrato in alcun altro posto: i nostri clienti sono innanzitutto degli ospiti e come tali vengono trattati. In questo modo, soggiornando nelle nostre camere, possono avere accesso alle sale, alle gallerie, ai cortili e agli altri locali di interesse del Palacio. Non vogliamo che niente e nessuno disturbi la quite dei nostri clienti, che sono i primi beneficiari delle bellezze che il Palacio può offrire e che attraverso la loro visita, ci consentono di continuare a condividere il nostro mondo interiore e il patrimonio immateriale che ha avuto modo di formarsi nei secoli di storia della nostra famiglia.

 

Cordialmente,

Manuel Morales de Jodar

Carlos Marañón de Arana


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